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Lunezia, una nuova idea di regionalità e un’occasione per l’economia

“Stasera torneremo a casa tutti un po’ più ricchi di informazioni, di sapere e di cultura”. E così è stato. Perché alla fine del dibattito sulle concrete possibilità e prospettive offerte dalla realizzazione dell’area vasta padano-lunense, andato in scena nel pomeriggio di giovedì 19 febbraio a Palazzo Soragna, sede dell’Unione Parmense degli Industriali e organizzato dalla Laf, Libera Associazione Forense, in collaborazione con l’Associazione Culturale Regione Lunezia, le parole di Rodolfo Marchini si sono davvero rivelate profetiche.

IDENTITA’ TERRITORIALE PRIMA DI TUTTO - Il presidente dell’associazione Lunezia, con un intervento che ha messo in risalto non solo le radici storiche del progetto, ma anche le grandi potenzialità che ne derivano tanto in ambito economico e infrastrutturale quanto in quello culturale e legato al concetto di identità territoriale, ha aperto ufficialmente i lavori del convegno “Lunezia Area Vasta padano-lunense. Le autonomie locali alla luce del dibattito dell’unione europea. Lunezia: un’opportunità per l’Europa” ricordando che l’obiettivo principale del sodalizio nato nel 2007 è oggi più che mai attuale. Dal Governo e dalla principale forza politica che lo compone, infatti, continuano ad arrivare segnali di un possibile ridisegno della carta geografica italiana attraverso la creazione di macroregioni o dipartimenti che prendano il posto anche delle province. “Noi abbiamo l’umile presunzione di inserirci in questo dibattito con la proposta di Lunezia” ha ricordato Marchini, rimarcando la convinzione dell’associazione che, “qualunque sia la strada che si deciderà di intraprendere, essa non potrà prescindere da una bussola, cioè quella dell’identità territoriale. Pensiamo che non si possa più fare l’errore di aggregare territori privi di identità, perché risultano sempre operazioni in soddisfacenti e infelici per i cittadini”.

VICINI ALLA PICCOLA ELISA – Ma non solo di questo si è discusso molto durante il dibattito, moderato dal giornalista di TvParma, Giovanni Cola, diventato realtà anche grazie all’impegno riconosciuto da tutti da parte di Carlo Ferrari e iniziato col saluto del presidente della sezione locale della Laf, avv. Claudia Pezzoni. Presidente che ha ricordato innanzitutto come l’evento sia stato dedicato all’associazione A.Ami.El., Amici di Elsa, una coraggiosa e piena di vita ragazzina di 15 anni affetta da una grave forma di handicap, diventata il simbolo di una battaglia al fianco di altri bambini nelle sue stesse condizioni. Elsa e i suoi genitori erano presenti al convegno, arrivati direttamente da Terrarossa di Massa, da una zone compresa nell’area lunense, non a caso.

L’IMPEGNO DI GIUSEPPE MICHELI - Sul palco, i diversi interventi che si sono susseguiti hanno sviscerato a fondo i diversi aspetti legati alla questione padano-lunense. A cominciare da quello storico. Il compito di un excursus in questo senso, anche toccando gli aspetti giuridici della questione, è stato affidato ad un appassionato Giuseppe Benelli, docente di Filosofia Teoretica all’Università di Genova ed esperto di storia della Lunigiana e dell’Appenino Emiliano. Ricordando la figura di “Peppino Micheli”, padre costituente della Repubblica Italiana e massimo esponente del disegno lunense (“Dopo di lui, il vuoto per moltissimo tempo” ha detto proprio Benelli), il docente di origine pontremolese non solo ha sollecitato tutti ad “avere il coraggio di mettere in discussione", ma ha anche ricordato come la “difficile convivenza da Piacenza a Forlì, dovuta ad una Bologna che non è mai riuscita ad essere capitale, mentre a Parma è proprio questa l’aria che si respira”, debba giustamente mantenere aperto il dibattito sulla riorganizzazione del territorio italiano. Senza dimenticare, ad esempio, “l’assurdità della Liguria, regione lunga, schiacciata e senza

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unitarietà tra le sue province” e la scelta di aver dato vita ad una provincia con quella di Massa-Carrara, “disegnata a tavolino e irrispettosa della storia e del territorio”.

IL RILANCIO ECONOMICO E IL DIRITTO EUROPEO - Dalla Lunigiana, da La Spezia e da altre zone comprese nell’area lunense, si guarda a Parma con interesse sia per gli aspetti culturali che economici, anche se il vero punto di forza del progetto Lunezia è quello di dar vita ad un’area vasta che non releghi nessun territorio a ruolo di comprimario. Per questo, come sottolineato dal direttore generale dell’Upi, Cesare Azzali, “stiamo sperimentando qualcosa in controtendenza, cioè mettere in interazione tra di loro territori che attraverso importanti infrastrutture, possano rendere questa macro-regione un polo attrattivo in grado di aumentare anche la sua presenza sui mercati internazionali”. Un obiettivo ambizioso, ma alla portata del progetto lunense. Anche perché in Europa è in costante aumento la considerazione nei confronti di iniziative rivolte alla cooperazione territoriale. Come ha spiegato l’avvocato Renzo Rossolini, docente associato di Diritto dell’Unione Europea all’Università di Parma. “Nel diritto comunitario le regioni fanno parte dell’identità nazionale e quindi l’Ue non può toccarle in nessun modo -ha spiegato-, però elabora nuove forme di collaborazione territoriale attraverso i fondi strutturali”. Fondi messi a disposizione di cosiddette euro-regioni o macro-regioni che includono “territori con problematiche comuni che possono essere superate usando al meglio proprio queste risorse economiche”.

TERRITORIO POLICENTRICO - Prima di lasciare spazio a Maurizio Grandini, dirigente della società di logistica impegnata nel settore dell’export internazionale con sede anche a Parma Log & Freight (tra l’altro sponsor del convegno), e all’ing. Paolo Pierantoni, consigliere delegato dell’Autocamionale della Cisa, i quali hanno concordato nel definire fondamentale l’aspetto infrastrutturale di cui è già dotato il territorio lunense e in cui, parimenti, non si deve mai smettere di investire, in quanto i collegamenti sono un volano imprescindibile per un’area vasta di cui l’asse Tirreno-Brennero rappresenta “un vero sistema arterioso” (parola di Pierantoni), particolarmente interessante e concreto è stato infine l’intervento dell’architetto Flavio Franceschi. Cofondatore dell’associazione presieduta da Marchini,

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Franceschi non solo ha fornito alcuni numeri su Lunezia (macro-regione da oltre due milioni e mezzo di abitanti e 334 comuni), ma anche ricordato che si tratta di un progetto “che continua ad avere senso, in quanto non è più pensabile continuare a moltiplicare le realtà di governo del territorio. Per ora, il nostro rimane un contributo al dibattito sull’invocato riordino degli enti locali, che rappresenta un’opportunità concreta di avere un solo organo tra comuni, comunque da ripensare visto che ce sono alcuni con poche centinaia di abitanti, e stato centrale”.

“Quello luneziano -ha proseguito Franceschi- si presenta come un territorio policentrico, con sistemi culturali, economici e produttivi diffusi in modo uguale e composto da città con dimensioni simili, spesso ai margini rispetto ai propri capoluoghi di regione”. Lunezia, invece, vuole essere una realtà in grado di dare stessa dignità a tutti i territori interessati, senza provincie di serie b e senza situazioni di abbandono, ad esempio, in montagna. “Rappresenta una regione ideale e un esempio di crescita felice, sostenibile ed equilibrata” ha concluso Franceschi, ricordando che, tra le nuove iniziative che l’associazione sta promuovendo per contribuire sempre di più al dibattito sulla riorganizzazione delle regioni, con un occhio di riguardo a quella padano-lunense, c’è anche un “laboratorio di idee sul nostro sito internet, dove raccogliere progetti con contenuti concreti in grado di realizzare una nuova idea di regionalità e di intendere i rapporti con il proprio stato e l’intera Europa”.


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