Riorganizzazione delle Regioni: il contributo dell'associazione Lunezia

Diseguito il testo integrale dell'intervento del presidente, Rodolfo Marchini, in apertura del convegno del 19 febbraio 2015, a Palazzo Soragna, Parma.

A nome dell’associazione culturale Regione Lunezia, ho il piacere di portare il saluto a tutti i presenti e di ringraziare innanzitutto la LAF (Libera Associazione Forense) e la sua Presidente , l’avvocato C. Pezzoni, per aver voluto condividere con noi e organizzare, con la preziosissima collaborazione di Carlo Ferrari, che ringrazio vivamente, questo importante Convegno che ha posto al centro dell’attenzione di noi tutti l’argomento di Lunezia.

Anche noi ringraziamo sentitamente l’UPI che ci ospita in questa sala prestigiosa per un programma molto attuale e sostenuto da valenti esperti che ringraziamo di cuore per aver accettato di dare lustro a questo incontro.

Ringrazio , infine, voi tutti che avete accolto con favore il nostro invito e sono certo che questa sera saremo tutti quanti un po’ più ricchi di informazioni, di sapere, di cultura. E per una associazione culturale com’è la nostra associazione Regione Lunezia, questo potrà ben essere titolo di merito e motivo di orgoglio.

Ma in questo mio breve saluto vorrei fare due considerazioni in riferimento sia al nostro sodalizio sia all’argomento in discussione.

La nostra Associazione Regione Lunezia si costituisce nel 2007 a Pontremoli per raccogliere l’eredità preziosa del Comitato pro Lunezia, presieduto dal giudice Alberto Grassi, per noi benemerito, che nel 1989 si era dato il compito di favorire la creazione del la Lunezia, ossia quella Regione Emiliana Lunense già voluta da alcuni Padri costituenti, su tutti l’on. Giuseppe Micheli, di cui il prof. Benelli ci parlerà più diffusamente. Allora si pensava alla ventunesima regione, ma ora non è più così. Ora ci troviamo davanti ad un dibattito politico che, col superamento delle province per via costituzionale, dovrebbe sfociare nella migliore soluzione, adeguata ad essere il secondo livello istituzionale tra Comuni e Stato centrale. Oggi prendiamo atto di quanto ha dichiarato la Serracchiani, vice segretaria del PD, che sembra voler porre uno stop alla revisione territoriale delle regioni. Ma nello stesso partito gli on. Morassut e Ranucci hanno proposto pochi giorni fa la legge per ridurre le regioni a 12 macroregioni. E sempre recentemente, il sottosegretario Del Rio aveva caldeggiato lo studio della Società Geografica Italiana, rielaborato dalla Caire di Reggio Emilia e consistente nella sostituzione delle province e delle regioni con 36 dipartimenti regionali.

Ecco, noi abbiamo l’umile presunzione di inserirci in questo dibattito con la proposta di Lunezia. Siamo consapevoli che non potrà dipendere da noi la scelta tra le diverse strade possibili, ma siamo fermamente convinti che, qualunque sia questa strada, essa non potrà prescindere da una bussola, che è la bussola della identità territoriale. Pensiamo che non si possa più fare l’errore di aggregare territori privi di identità, perché risultano sempre operazioni in soddisfacenti e infelici per i cittadini.

E noi, invece, abbiamo da rivendicare una forte identità, una moderna, attuale identità. Senza doverci riferire all’identità etnica che ci riporta lontano al ceppo dei Liguri nelle varie declinazioni di Liguri Veleiati tra Piacenza e Parma, Liguri Apuani tra Massa, Carrara e La Spezia e Liguri Friniati tra Reggio, Modena e Lucca, o all’identità linguistico-culturale o a quella storica, tutte identità che pure ci sono, noi ci riferiamo ad una moderna identità economica. Essa è certo riconoscibile nell’area vasta Padano-lunense, l’area di Lunezia, ma purtroppo non è pienamente realizzata in tutte le sue potenzialità. Il nostro panorama territoriale ci offre il patrimonio integrato delle risorse primarie della pianura, del mare e della montagna, ci mette poi davanti le industrie manifatturiere di primissimo livello da tutti conosciute nel mondo e un ventaglio di ricchezze turistiche veramente invidiabili, a partire dalle Cinque Terre, ma purtroppo siamo mancanti, molto lacunosi sul piano della mobilità, perché quella che dovrebbe essere la nostra spina dorsale, la spina dorsale di questo integrabile corpo economico, cioè la Tirreno-Brennero, resta una incompiuta da oltre vent’anni. Eppure la Ti-Bre è stata riconosciuta come linea strategica di comunicazione delle merci e delle persone dall’Unione Europea: essa è un corridoio plurimodale che collega in linea retta il Mare Tirreno all’Europa centrale. Ecco, quest’asse, funzionale e strategico per l’Europa, è anche del tutto essenziale al nostro sistema logistico, perché senza questa arteria fondamentale il nostro corpo economico, la nostra identità economica rischia molto, rischia tantissimo: rischiano l’Appennino e le aree marginali del Po, rischiano i porti di Carrara e La Spezia e gli interporti padani e rischia, e come rischia ce lo abbiamo davanti oggi, il nostro aeroporto di Parma.

Ecco allora la ragione economica forte della nostra moderna identità, una identità che richiede, esige una dimensione amministrativa autonoma, cioè la Regione Lunezia. Sia essa una delle 12 macroregioni oppure una delle 36 piattaforme regionali, può senz’altro caratterizzarsi in ogni modo come una autonomia moderna, dinamica ed economicamente efficiente, cioè capace di esistere in sé e di generare una forza propulsiva e attrattiva anche sulle aree limitrofe.

Bene, di tutto questo ci parleranno fra poco i nostri illustri relatori, che ringrazio nuovamente ad uno ad uno, e, con l’auspicio che la giornata possa essere proficua per tutti, vi rinnovo il mio saluto personale e quello dell’Associazione Lunezia e vi ringrazio dell’attenzione.


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