Rodolfo Marchini: "Pronti a rilanciare il nostro progetto"

“Il nostro punto d’arrivo è quello di dare autonomia amministrativa, e quindi unità identitaria, territoriale ed economica, alla vasta area che va dalla Pianura Padana al Mar Tirreno. Negli ultimi mesi abbiamo riscontrato segni di interessamento concreto da parte del mondo culturale, economico e politico e quindi la sua realizzazione potrebbe oggi ricevere anche sostegni imprevisti ed essere più vicina di quanto fino a ieri si potesse pensare”. Ci crede eccome Rodolfo Marchini, presidente dell’associazione culturale Regione Lunezia, che per il 2015 vuole rilanciare ulteriormente le proprie attività e i propri legami col territorio, con un unico obiettivo: giocare un ruolo importante nel dibattito sul ridisegno delle regioni. Solo così il progetto per la nascita ufficiale della Lunezia avrà sempre maggiori possibilità di diventare realtà.

“Lo scopo della nostra associazione è quello che si legge nello statuto -continua Marchini-, cioè di dar vita ad una vera e propria regione, ma non della ventunesima. Anche perché bisogna tener conto che oggi, sull’istituzione regione, c’è un intenso dibattito politico, il cui esito nessuno è in grado di indicare con una buona approssimazione”. C’è chi parla di aree vaste, chi di macroregioni e chi di suddivisioni dipartimentali, ma per Marchini poco importa: “Noi sosteniamo che in qualsiasi delle ipotesi considerate si dovrebbe puntare ad istituzioni regionali fortemente identitarie. E questa dell’identità è una caratteristica ben riconoscibile nel territorio di Lunezia. A tal fine, cioè per puntualizzare questa moderna identità territoriale, costituiremo un laboratorio ad hoc tra forze economiche, culturali e sociali, per il quale abbiamo già vaste adesioni”.

Ma il rilancio del progetto Lunezia non passa solo dal laboratorio citato dal presidente. Anzi. “La nostra azione di sensibilizzare prima la pubblica opinione e poi le forze politiche, si è scontrata negli anni con molti ostacoli -continua Marchini-, soprattutto con la vastità del territorio che richiederebbe un’organizzazione molto diffusa e capillare che stiamo cercando pazientemente di creare. Oltre al laboratorio, stiamo mettendo in atto una serie di convegni e di conferenze che dovrebbero dare i loro frutti. Inoltre, si sta manifestando l’interesse concreto di alcune agenzie economiche e culturali che potrà favorire senz’altro la diffusione del nostro messaggio”. Un messaggio che parte dalla consapevolezza delle potenzialità del territorio compreso dal Tirreno alla Pianura Padana. A cominciare dall’alimentare, da sempre fiore all’occhiello (non solo) della provincia di Parma. “Certamente la valenza alimentare è un notevole punto di forza del nostro progetto -spiega appunto Marchini-. Esso s’impernia sulle industrie della food valley parmense e della tecnologia della trasformazione alimentare delle città emiliano-padane di Reggio Emilia, Mantova, Cremona, e Piacenza. Ma le produzioni biologiche della Val di Vara e della Lunigiana, insieme alla ricchezza ittica del Mare Tirreno, fanno di Lunezia un territorio importantissimo sul piano alimentare. Se poi pensiamo al significato turistico delle Cinque Terre e del Golfo dei Poeti e lo combiniamo con il richiamo di Mantova e delle città d’arte emiliane, del grande Parco Appenninico e di quello del Mincio o se pensiamo al fascino delle Alpi Apuane e delle località del mare ligure-tirreno o ancora al valore termale di Salsomaggiore, col vasto sistema di castelli che punteggiano tutto il territorio della Lunezia, allora ci troviamo davanti ad un ventaglio di proposte turistiche veramente invidiabile”.

Alimentare, turismo, ma non solo. “Sotto l’aspetto economico e sociale -continua infatti il presidente-, bisogna considerare l’importanza del sistema universitario emiliano, del sistema fieristico diffuso, dei giacimenti di marmo di Carrara, della natura forestale dell’Appennino, della ricchezza fluviale del Po'”.

E il capitolo legato alle infrastrutture? “La questione della mobilità è quella cruciale. La linea ferroviaria Pontremolese è un cantiere aperto da oltre vent’anni e molto lontano dall’essere chiuso. Eppure l’asse Tirreno-Brennero è giudicato come strategico a livello europeo. La verità -prosegue Rodolfo Marchini- è che ancora una volta i governi regionali interessati e quello nazionale dimenticano questa vasta area luneziana, infatti anche il raccordo Autocisa-Autobrennero, ugualmente importante per completare l’asse europeo Tirreno-Brennero, resta nel libro dei sogni. Perciò, l’autonomia amministrativa di questo territorio padano-lunense -conclude il presidente dell’associazione- è necessaria per affrontare definitivamente e risolvere il problema di queste annose opere incompiute e per stabilizzare, poi, un assetto amministrativo di assoluta organicità e completezza”.

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